Ad una sola settimana dell'avventura romana i
run4funner, orfani dell'infortunato Cristiano, ma che hanno adottato tra le
proprie fila il buon Paolo (Benito) Franzoso,si sono misurati con la versione
light della maratona di Ferrara.
Ottimo test per verificare la preparazione sulla
distanza in vista dell'impegno che ci attende a fine mese nel capoluogo della
marca, le premesse per far bene c'erano tutte: la compagnia era delle migliori,
il meteo ci ha regalato uno splendido sole senza esagerare con la temperatura e
la modifica del percorso, rispetto a 2 anni fa quando l'avevamo corsa io e
Denis, pur introducendo un faticoso cavalcavia ha aggiunto una piacevole
galoppata sulla pista ciclabile che da Ferrara porta a Vigarano Mainarda,
togliendo il fastidioso tratto in aperta campagna.
Prima del via i soliti problemi sull'abbigliamento
da indossare, anche perché in questo periodo dell'anno si vedono le situazioni
più assurde e ci capita spesso di preparaci con una maglia lunga per poi vedere
uno in canottiera e mentre torniamo per toglierci la maglia giudicata troppo
pesante passa uno con i guanti ed il berretto mandandoci in corto il cervello.
Rotti gli indugi ci siamo schierati alla partenza pochi minuti prima del via,
l'affluenza di partecipanti a questa manifestazione non è di prim'ordine (dopo i
10.000 di Roma è difficile giudicare partecipate questo tipo di gare)ma
nonostante tutto tra maratona, 30km e competitiva di 11 km, il colpo d'occhio
alla partenza non era male e l'emorragia di podisti si è distribuita per le vie
del centro di Ferrara dopo lo start.
La nostra gara è stata condotta in maniera sapiente
ed oculata, tutti e tre abbiamo tenuto un ritmo costante di pochissimo sopra i 5
al km cercando di non perdere troppo tempo ai ristori per non dover recuperare
troppo nei kilometri successivi. Alla mezza maratona io e Paolo, abbiamo
cominciato una lunga serie di sorpassi, forti del fatto che la nostra gara
sarebbe terminata di li a poco e dal comportamento "conservativo" tenuto fino ad
allora, il nostro ritmo è salito anziché calare, di chilometro in chilometro,
tanto che dopo il veloce ristoro del 25^ abbiamo inanellato i lap più veloci di
tutta la gara.
Alla fine chiuderemo questa 30 km in 2.30 esatte e
qualche minuto dopo arriverà anche Denis, affaticato dai lavori veloci fatti
durante la settimana precedente; prestazione che ci fa ben sperare per il 29
Marzo quando dovremo confrontarci con la regina delle gare su strada e con il
meraviglioso pubblico di Treviso.
lunedì 9 marzo 2009
lunedì 2 marzo 2009
01/03/2009: 35^ Romaostia half marathon. Roma (RM).
E così è arrivata anche la Roma Ostia. Dopo aver
prenotato viaggio e stanze a fine Novembre ci eravamo quasi dimenticati di
questo appuntamento che forte degli oltre diecimila runners iscritti si fregia
di essere la mezza maratona più partecipata d'Italia riportandolo persino nel
retro della meravigliosa medaglia di partecipazione.
L'avventura "capitolina" inizia sabato mattina presto. L'appuntamento con Denis è per le 5 e io sono reduce da una cena con amici che mi ha costretto a tornare a casa satollo ed in ritardo sui miei programmi. Una nebbia fittissima ci accompagna fino a Rovigo dove troveremo il pullman carico di podisti che hanno aderito a questo viaggio organizzato dal bravissimo Giancarlo Barbieri, titolare dello Sport Life di Bovolone (VR), nostro "pusher" ufficiale per l'abbigliamento sportivo. L'iniziale imbarazzo, frutto della scarsa conoscenza con il resto del gruppo e dall'ora mattutina, viene perentoriamente rotto dalla dilagante ed esplosiva simpatia di Denis che tiene alto il morale del gruppo sino all'arrivo nella città eterna.
Una breve sosta presso le Terme di Caracalla, dove è stato allestito l'expo, per ritirare pettorali e pacco gara compreso quello del latitante Bob, e poi via alla ricerca di una trattoria per rifocillarci prima della visita alla città.
Purtroppo al ritorno dal pranzo abbiamo scoperto con sommo rammarico che qualche delinquentello aveva preso di mira la nostra "corrierina" rompendo il vetri della porta e facendo razzia di tutto quello di vendibile trovato a bordo. Sono spariti macchine fotografiche, iPod, occhiali e per qualcuno anche denaro o persino il pettorale della gara.
Questo spiacevole inconveniente si è rubato anche parecchio del tempo che avevamo pensato di dedicare alla visita della città, nonostante tutto dopo l'iniziale sconforto abbiamo pensato tutti di non lasciarci rovinare questa bella avventura e dopo essere passati per il bellissimo hotel situato a 100 mt. dalla start-line dove ci siamo riposati e rifocillati, siamo saltati sulla metropolitana con destinazione Piazza di Spagna e zone limitrofe dove ci siamo lasciati trasportare dalla "dolce vita" romana tanto che è arrivata l'una di notte prima che appoggiassimo le stanche membra sul letto (e anche se questa scarpinata ci è costata qualche minuto sul tempo finale, pazienza, ne è valsa davvero la pena).
La mattina della gara, cielo grigio come ampiamente previsto con minaccia di pioggia nei dintorni del lido di Ostia. Dopo un'abbondante colazione, grazie alla posizione strategica dell'albergo, abbiamo avuto il tempo di rilassarci in camera espletando nella tranquillità della nostra cameretta ogni sorta di impellenza. Quindici minuti prima dello sparo inizia il nostro riscaldamento; la manica corta in virtù della temperatura esterna che si attestava sui 13 gradi ed un telo per coprirci dalla frescura mattutina, che abbiamo gettato di li a poco.
Alla partenza il colpo d'occhio è da mozzare il fiato. Un fiume umano che scorre lungo la strada e che si mostra in tutto il suo splendore complice una leggera discesa seguita da un piccola salita dopo il primo chilometro. Cerchiamo di indovinare il ritmo giusto da tenere anche se, come sapevamo, non era una impresa facile a causa del percorso ondulato dei primi 10 chilometri che intervalla tratti in cui fatichi molto a momenti in cui ti sembra di avere le ali ai piedi.
Dopo 4 chilometri, durante una discesa, spingo un po' sull'acceleratore. Denis sceglie di non seguirmi (ha impostato una gara per rimanere sotto l'ora e 45) e mi lascia andare confortato dalla musica del suo iPod. Affronto con fatica i chilometri più difficili, dopo il ristoro del 5^ si ricomincia a salire, a volte, come nel caso del tratto tra il 7 ed il 9 chilometro, in maniera decisa. Non soffro più di tanto. Nonostante la frequenza cardiaca si stabilisca pericolosamente in alto (circa 170bpm) non mi sembra di avere il fiatone e con il favore di una lieve discesa inanello alcuni chilometri sotto i 4'.30", per poi tornare a rallentare a prima dell'arrivo al mare.
Comincia a piovigginare,sento la voce dello speaker che incita glia atleti che passano il traguardo, una volta scollinata l'ennesima salita vedo la finish line lì, vicinissima. Mi avevano spiegato che questo fatto poteva darti qualche problema psicologico in un momento difficile come il 17^ chilometro, quindi resisto alla tentazione di rilassarmi e anzi, una scarica di adrenalina mi mette il turbo e ridiscendo sotto i 4':30". Vedo dalla parte opposta del lungomare ostiense delle facce sofferenti e penso che invece io mi sento bene e forse potrei anche accelerare negli ultimi due split. Una volta girata la curva e imboccato il rettilineo finale ho capito la causa di tanta sofferenza: un vento forte, che prima avevo a favore, lanciava le gocce di pioggia contro il viso come proiettili. La velocità cala ed i battiti salgono. Arriverò a chiudere questa bella gara in 1h.38'.01", un tempo decisamente incolore ma che mi lascia qualche speranza per il futuro.
Una volta asciugato e rifocillato ho aspettato Denis, che per la cronaca ha finito in 1.43 e spicci, a bordo del nostro pullman che ci ha poi accompagnato all'albergo per una doccia calda e rigenerante prima di affrontare il faticoso viaggio di rientro durato 6 interminabili ore.
Ringrazio tutti i nuovi amici podisti conosciuti in questo frangente, alcuni davvero fortissimi Un pensiero particolare a Giancarlo (organizzatore) e Lino (autista) ma soprattutto all'impareggiabile Denis (ZZizzagna) che ha reso, come di consueto, questo avventura romana un momento di festa e di goliardico convitto.
L'avventura "capitolina" inizia sabato mattina presto. L'appuntamento con Denis è per le 5 e io sono reduce da una cena con amici che mi ha costretto a tornare a casa satollo ed in ritardo sui miei programmi. Una nebbia fittissima ci accompagna fino a Rovigo dove troveremo il pullman carico di podisti che hanno aderito a questo viaggio organizzato dal bravissimo Giancarlo Barbieri, titolare dello Sport Life di Bovolone (VR), nostro "pusher" ufficiale per l'abbigliamento sportivo. L'iniziale imbarazzo, frutto della scarsa conoscenza con il resto del gruppo e dall'ora mattutina, viene perentoriamente rotto dalla dilagante ed esplosiva simpatia di Denis che tiene alto il morale del gruppo sino all'arrivo nella città eterna.
Una breve sosta presso le Terme di Caracalla, dove è stato allestito l'expo, per ritirare pettorali e pacco gara compreso quello del latitante Bob, e poi via alla ricerca di una trattoria per rifocillarci prima della visita alla città.
Purtroppo al ritorno dal pranzo abbiamo scoperto con sommo rammarico che qualche delinquentello aveva preso di mira la nostra "corrierina" rompendo il vetri della porta e facendo razzia di tutto quello di vendibile trovato a bordo. Sono spariti macchine fotografiche, iPod, occhiali e per qualcuno anche denaro o persino il pettorale della gara.
Questo spiacevole inconveniente si è rubato anche parecchio del tempo che avevamo pensato di dedicare alla visita della città, nonostante tutto dopo l'iniziale sconforto abbiamo pensato tutti di non lasciarci rovinare questa bella avventura e dopo essere passati per il bellissimo hotel situato a 100 mt. dalla start-line dove ci siamo riposati e rifocillati, siamo saltati sulla metropolitana con destinazione Piazza di Spagna e zone limitrofe dove ci siamo lasciati trasportare dalla "dolce vita" romana tanto che è arrivata l'una di notte prima che appoggiassimo le stanche membra sul letto (e anche se questa scarpinata ci è costata qualche minuto sul tempo finale, pazienza, ne è valsa davvero la pena).
La mattina della gara, cielo grigio come ampiamente previsto con minaccia di pioggia nei dintorni del lido di Ostia. Dopo un'abbondante colazione, grazie alla posizione strategica dell'albergo, abbiamo avuto il tempo di rilassarci in camera espletando nella tranquillità della nostra cameretta ogni sorta di impellenza. Quindici minuti prima dello sparo inizia il nostro riscaldamento; la manica corta in virtù della temperatura esterna che si attestava sui 13 gradi ed un telo per coprirci dalla frescura mattutina, che abbiamo gettato di li a poco.
Alla partenza il colpo d'occhio è da mozzare il fiato. Un fiume umano che scorre lungo la strada e che si mostra in tutto il suo splendore complice una leggera discesa seguita da un piccola salita dopo il primo chilometro. Cerchiamo di indovinare il ritmo giusto da tenere anche se, come sapevamo, non era una impresa facile a causa del percorso ondulato dei primi 10 chilometri che intervalla tratti in cui fatichi molto a momenti in cui ti sembra di avere le ali ai piedi.
Dopo 4 chilometri, durante una discesa, spingo un po' sull'acceleratore. Denis sceglie di non seguirmi (ha impostato una gara per rimanere sotto l'ora e 45) e mi lascia andare confortato dalla musica del suo iPod. Affronto con fatica i chilometri più difficili, dopo il ristoro del 5^ si ricomincia a salire, a volte, come nel caso del tratto tra il 7 ed il 9 chilometro, in maniera decisa. Non soffro più di tanto. Nonostante la frequenza cardiaca si stabilisca pericolosamente in alto (circa 170bpm) non mi sembra di avere il fiatone e con il favore di una lieve discesa inanello alcuni chilometri sotto i 4'.30", per poi tornare a rallentare a prima dell'arrivo al mare.
Comincia a piovigginare,sento la voce dello speaker che incita glia atleti che passano il traguardo, una volta scollinata l'ennesima salita vedo la finish line lì, vicinissima. Mi avevano spiegato che questo fatto poteva darti qualche problema psicologico in un momento difficile come il 17^ chilometro, quindi resisto alla tentazione di rilassarmi e anzi, una scarica di adrenalina mi mette il turbo e ridiscendo sotto i 4':30". Vedo dalla parte opposta del lungomare ostiense delle facce sofferenti e penso che invece io mi sento bene e forse potrei anche accelerare negli ultimi due split. Una volta girata la curva e imboccato il rettilineo finale ho capito la causa di tanta sofferenza: un vento forte, che prima avevo a favore, lanciava le gocce di pioggia contro il viso come proiettili. La velocità cala ed i battiti salgono. Arriverò a chiudere questa bella gara in 1h.38'.01", un tempo decisamente incolore ma che mi lascia qualche speranza per il futuro.
Una volta asciugato e rifocillato ho aspettato Denis, che per la cronaca ha finito in 1.43 e spicci, a bordo del nostro pullman che ci ha poi accompagnato all'albergo per una doccia calda e rigenerante prima di affrontare il faticoso viaggio di rientro durato 6 interminabili ore.
Ringrazio tutti i nuovi amici podisti conosciuti in questo frangente, alcuni davvero fortissimi Un pensiero particolare a Giancarlo (organizzatore) e Lino (autista) ma soprattutto all'impareggiabile Denis (ZZizzagna) che ha reso, come di consueto, questo avventura romana un momento di festa e di goliardico convitto.
lunedì 9 febbraio 2009
08/02/2009: 2^ Verona half marathon. Verona (VR).
La levataccia, che quando si viaggia
con Gianluca (smerd) è d'obbligo, non è pesata più di tanto, e sinceramente
l'anticipo con il quale siamo arrivati non è stato enorme e ci ha dato la
possibilità di fare tutto, bene e con molta calma.
E' inutile che vi racconti delle risate
a profusione che si sono susseguite durante tutto il viaggio ed in tutti i
momenti che hanno preceduto lo start, in special modo quando all'allegra brigata
formata da Davide, Denis (Zzziz)e Gianluca, si sono aggiunti Paolo (rece) e
Alberto.
La scelta, da molti giudicata alla
vigilia discutibile, di far partire la manifestazione dalla zona fiera ha dato
la possibilità ad oltre 4000 podisti di parcheggiare facilmente e di potersi
cambiare in un ambiente caldo e dotato di numerosi servizi. Da notare che era la
prima volta che vedevo una "finish line" dentro un capannone e devo dire che
l'effetto scenico nell'arrivare in penombra con fari da palco puntati addosso ed
il fumo stile discoteca ha suscitato in me e nei miei amici di ventura una certa
eccitazione.
La mezza di Giulietta e Romeo ha
rispettato le aspettative, il proposito che mi ero posto, di portare Denis e
Paolo sotto l'ora e quaranta è stato in parte disatteso. Partiti di buona lena
con il ritmo giusto per chiudere la nostra gara entro quanto prefissato, abbiamo
visto Paolo allungare nella prima metà, probabilmente consapevole di poter dare
qualcosa di più e di poter puntare al suo personale, viste le ottime condizioni
climatiche. Se Paolo allungava per contro Denis arretrava. All'ottavo chilometro
io e Gianluca abbiamo dovuto staccarci lui ad inseguire Paolo per poter
supportarlo psicologicamente nella seconda metà della gara notoriamente più
dura, ed io ad aspettare Denis nella speranza che qualcosa scattasse nel suo
cervello e si mettesse a correre come so che sa fare e ci permettesse di
chiudere questa bella giornata di sport con un timing
dignitoso.
Alla fine Gianluca, porterà Paolo a
tagliare il traguardo in 1.39 e rotti, spingendolo negli ultimi chilometri a
suon di incitamenti, mentre io finirò a tirare Denis che non è riuscito a
trovare il ritmo giusto per tutta la gara, soffrendo per un fastidioso mal di
schiena che si protrae ormai da quasi un mese e non gli permette di allenarsi a
dovere.
Va bene lo stesso, ci siamo veramente
divertiti. Alle foto di rito sono seguiti una puntatina al pasta party
(anch'esso al coperto) e uno sguardo alla premiazioni della mezza maratona che
ha visto trionfare l'oro olimpico Stefano Baldini.
lunedì 12 gennaio 2009
11/01/2009: 25^ Maratonina d'inverno. S. Bartolomeo in Bosco (FE).
E' passato meno di un mese dalla
maratona di Reggio Emilia, il fisico dovrebbe essere corroborato e riposato da
un po' di sano riposo e allo stesso tempo essere ancora allenato dopo la
preparazione finalizzata all'evento. Purtroppo Dicembre non è un mese come tutti
gli altri. Ci sono le cene aziendali, il natale, il capodanno e la befana; ci
sono i parenti, gli amici, il panettone e lo spumante... insomma una vera e
propria maratona alimentare che distrugge quanto faticosamente raggiunto durante
tutto l'anno precedente.
Ecco, ci siamo presentati al via di
questa manifestazione, alla quale gli amici del G.P. Avis Taglio di Po non
mancano mai, con una preparazione decisamente relativa, aggravata per me da una
settimana di sci passata per la maggior pare del tempo a mangiare in baita e a
far da skilift ai miei bimbi.
Viaggio, come sempre, gradevole con la
compagnia di Paolo Franzoso e, su di un'altra macchina un redivivo Renzo "il
magnifico" Sarti. Abbiamo faticato non poco per cercare di scaldarci, il freddo
umido della bassa ferrarese sa come penetrarti nelle ossa e abbiamo tardato il
momento della "svestizione" il più a lungo possibile.
Diversissimi, questa volta, gli
obiettivi di ogni uno di noi. Per lo più nessuno pensava di fare la gara della
vita ma qualcuno ha scelto volontariamente di prendere questa competizione alla
stregua di un allenamento in compagnia. Ecco Gianluca, Angelo ed Adriano partire
ed arrivare veloci, io parto da solo perché non riesco a decidere che gara fare,
vorrei stare sotto l'ora e quaranta, ma allo stesso tempo sento il "canto delle
sirene" di Denis, Cristiano, Michele e gli altri che mi invitano ad una gara
rilassata. Alla fine finirò col fare un pasticcio, correndo fino al 17^
chilometro poco sopra il 4.30/km per poi crollare inesorabilmente con i serbatoi
fisici e psicologici vuoti. Solo un enorme sforzo di volontà, che però ricorderò
in eterno come una fatica inenarrabile, mi fa chiudere la competizione poco
sopra l'ora e trentotto minuti.
Una doverosa parentesi sull'annosa
tenzone che coinvolge Bob e Richard. Questa volta la spunta Denis arrivando
prima di Cristiano e montando di conseguenza una campagna di informazione
denigratoria su tutti i media del reame.
lunedì 15 dicembre 2008
14/12/2008: 13^ MARATONA CITTA' DEL TRICOLORE. REGGIO EMILIA (RE).
Il giorno del "giudizio".
Usiamo GIUDIZIO e lo usiamo in tutte le
sue accezioni, per descrivere l'evento di cui siamo stati protagonisti la scorsa
domenica 14 dicembre.
Il giudizio sull'organizzazione
non può che essere ottimo. Quest'anno l'impeccabile macchina messa in piedi
dalla tricolore sport marathon e dai suoi volontari si è ulteriormente
migliorata, aggiungendo a tutte le memorabili cose viste lo scorso anno (leggasi
medaglia stile Beijin 2008, ristori abbondanti, spugne calde, fredde e asciutte
ed un morbido asciugamano sulle spalle all'arrivo), ha aggiunto, dicevamo, anche
la possibilità di cambiarsi al cado del palazzetto dello sport su delle comode
gradinate.
Ha avuto "giudizio" anche Giove
Pluvio che ha opportunamente interrotto settimane di diluvio per permetterci di
correre per quattro ore all'asciutto nell'atmosfera irreale e quasi magica della
campagna reggiana avvolta da una lieve coltre di nebbia che azzerava rumori e
distanze.
Giudizio, hanno dimostrato
Cristiano e Paolo che hanno trattenuto l'entusiasmo iniziale ed hanno ragionato
ogni chilometro con ben chiaro in testa il loro preciso obiettivo puntualmente
raggiunto. Entrambi sotto i propri personal best ed una una chiusura di 2008 in
grande spolvero in particolare per l'amico Paolo.
Un giudizio è stato emesso anche
sulla preparazione di Gianluca e Michele. Partiti guardinghi, cosa che più che
usuale per Michele ma assolutamente inedita per Gianluca. La dura sentenza ha
"premiato" i duri allenamenti e l'insolita parsimonia di Gian, portandolo a
chiudere con il miglior tempo del gruppo, ma allo stesso modo ha "punito" il
bravo "Mec" che, pur sapendo di difettare di preparazione sulla distanza non si
è risparmiato sulle gambe sino al trentesimo kilometro, quando un interruttore
nella sua testa è scattato in posizione di off.
Ottimo il giudizio sull'ormai
inseparabile Denis. Generoso come al solito ha corso praticamente con tutti noi.
L'inizio con Michele e Gianluca poi fino al trentesimo con me ed Alessandro (un
simpaticissimo amico di Fratta Polesine). Ha incitato ed aspettato Michele, ha
raccolto i cocci di Alessandro al 40°, ha stimolato Cristiano per poi chiudere
sotto le 4 ore un po' demotivato ma fresco e riposato.
Giudiziosa la mia condotta di
gara: mai in affanno, sempre concentrato e con un'andatura tenuta costantemente
un gradino al di sotto di quello che mi sentivo in grado di dare. Mi sono
trovato alla mezza maratona senza accorgermi di nulla chiacchierando con Denis
ed Alessandro e raccontando a quest'ultimo, che ascoltava stupito, tutte le
nostre vicissitudini podistiche. Ho rallentato lievemente nel tratto per me
psicologicamente più difficile dai 25 ai 35 km, all'interno del quale ho
lasciato Denis per agganciarmi poi ad un simpatico podista di Città di Castello
che, distraendomi dal pensare ai dolori alle gambe, mi ha incitato a non mollare
e a soprassedere alle prime avvisaglie di crampi che già sentivo crescere ai
polpacci. Ho lasciato anche lui, fermo al ristoro del quarantesimo spinto,
questa volta, per gli ultimi due chilometri da un gruppo di ragazze che
gridavano il mio nome, scritto dietro la maglietta, invitandomi a non fermarmi e
a tirarle sino al traguardo.
Infine, esprimo tutta la mia
gratitudine al gruppo di amici con cui affronto ogni volta queste mie avventure.
Sono loro che rendono queste trasferte,dalle più lunghe che comprendono
levatacce e disagi, alle più più corte che ci portano a correre sotto casa, una
festa, un momento di benessere psicologico che va oltre ogni terapia anti
stress. Grazie ai simpatici sfottò, ai tormentoni alla Zelig, ai grandi gesti di
amicizia piuttosto che alle piccole lotte intestine, grazie a tutto questo e a
molto altro di inesprimibile che da tre anni mi infilo le scarpe da corsa e
comincio a mettere un piede davanti all'altro trasformandomi da semplice uomo a
... runner.
martedì 9 dicembre 2008
08/12/2008: 7^ CORSA DELL'IMMACOLATA: ADRIA (RO).
Smaltita l'ubriacatura
americana ci siamo ripromessi di non appendere le scarpette al chiodo e di
ritentare l'avventura sulla distanza di Filippide in occasione della bella
maratona di Reggio Emilia. Dunque ancora qualche lungo un paio di sedute sul
ritmo medio e qualche ripetuta per alzare la soglia aerobica.
Cosa meglio di questa classica 11 km di
Dicembre per mettere alla prova lo stato delle nostre gambe e dei nostri
polmoni.
Formazione al gran completo. Io, Denis
e Cristiano in prima fila e poi Michele, Gianluca, Alberto e Walter e molti
altri amici di run4fun si sono sfidati nella consueta umida nebbia di questa
corsa giunta ormai alla sua settima edizione.
Il fattore clima gioca un ruolo
fondamentale in occasione di questi eventi. Ovviamente influenza la
partecipazione di concorrenti e pubblico, ma incide anche sul nostro umore e sul
modo di percepire l'evento. Dopo l'iscrizione comincia il consueto balletto su
:-" ma tu ti spogli subito?"; -"ma tu corri con i guanti?"; -"ma ci dobbiamo
scaldare correndo? Non possiamo stare in macchina con il motore acceso?". Tanto
basta ad alleggerire il clima ed a rendere le nostre alzatacce domenicali, una
festa anziché un sacrificio.
Dopo le consuete gare per i più
piccoli, dove segnalo la vittoria di categoria del piccolo Nicola Veronese, ci
siamo allineati per la partenza che ci sorprende impegnati a prenderci in giro a
vicenda scegliendo ogni uno il proprio compagno/avversario di gara.
Il "solito" Gianluca schizza via
impostando un passo poco lontano dai 4' al km, troppo per me e Cristiano che
decidiamo una velocità più vicina alle nostre "corde" seguiti a poca distanza da
Denis e Michele quest'ultimo stranamente attendista.
Passato il primo dei due giri, incitato
dall'amico Paolo che indossando per l'occasione i panni di organizzatore
inneggia ad un fantomatico Kenyano di Porto Viro, rompo gli indugi e provo a
staccarmi dal gruppo che mi ha accompagnato per i primo 5 chilometri e mezzo.
Cristiano mi abbandona ed in uno dei saliscendi del bel percorso arginale,
intuisco la sagoma di Patrizio che mi è a distanza di sicurezza ingaggio una
silenziosa lotta con un podista che dopo essere stato sorpassato mi segue come
un'ombra e cerco di puntare altri obiettivi davanti a me. Una bella ragazza o un
tizio con un buffo cappello. Il traguardo si avvicina, poco prima dell'arrivo
vedo Giuliano "Alan" e provo a dare ancora qualcosa per vedere di sorpassarlo
ormai manca meno di un chilometro e dentro il mio cervello, a corto di ossigeno,
cerco di decidere quando lanciare la volata per staccare definitivamente il
runner che mi ha "francobollato" per tutto il secondo giro. Ma ecco
l'imponderabile, dalla nebbia adriese spunta Michele che sembra letteralmente
volare sulle gambe, non faccio in tempo a realizzare quello che sta succedendo
che mi è ormai troppo lontano per tentare una qualsiasi azione e poi sono
veramente agli sgoccioli tanto che il mio "amico ombra" approfitta del momento
di smarrimento per piazzare la zampata vincente e lasciarmi "sui blocchi" stanco
ed incredulo. Che bella gara!
Appuntamento a Reggio
Emilia.
mercoledì 5 novembre 2008
02/11/2008: 23^ ING NEW YORK CITY MARATHON:New York (N.Y.)- USA.
Sapevo che cercare di
descrivere la valanga di emozioni che questa avventura newyorkese ci ha regalato
non sarebbe stata una impresa facile, ma non immaginavo di non riuscire a
trovare le parole per raccontare cosa significa questa gara. Per la Maratona di
New York dividere l’esperienza sportiva da quella umana è praticamente
impossibile, le due cose si mescolano, si fondono, si incrociano come i taxi
gialli nel traffico cittadino della grande mela.
Non è facile
raccontare di questa città e della SUA maratona e puntualizzo volontariamente
questo “SUA” perché questa gara, a quanto ho capito, appartiene a New York, ad
ogni suo singolo cittadino che la vive in prima persona, da protagonista, pur
non correndola o non avendola mai corsa nella stragrande maggioranza dei casi.
La vive come un giorno di festa, come un Natale, un ferragosto, un matrimonio.
La partecipa in modo totale, dove il minimo che può fare è augurati buona
fortuna i giorni precedenti, quando scopre che sei li perché devi correre la
domenica successiva e poi su salendo fino ai più impensabili tributi a noi
runners protagonisti di questa avventura.
Non è facile dicevamo
ma nel cercare di fare uscire sentimenti ed emozioni non posso fare a meno di
ringraziare tutto il gruppo che mi ha accompagnato durante questa esperienza. Un
mix di persone tanto eterogenee quanto unite dalla stessa passione per la corsa,
vissuta,come una malattia ai diversi stadi della sua evoluzione. Cristiano e
Denis che hanno pazientemente sopportato i miei “concerti” notturni, dormendo
solamente qualche ora per notte. Gianluca che si è prodigato organizzando
l’intero viaggio. Michele che mi ha spesso accompagnato a scoprire la città ,
Gigi con la sua esperienza e la saggezza dei suoi sessant’anni e poi Renzo,
esplosivo e sanguigno mattatore e Walter discreto, concreto e fortissimo
podista.
Non rimane molto da
raccontare, non è lo scopo di queste righe, tuttavia come non ricordare l’arrivo
a Manhattan con il tipico taxi guidato da un tipico autista pakistano, la vista
mozzafiato che regala la cima dell’empire state building, la solennità di Wall
Street , lo stagliarsi della leggendaria statua della libertà nella baia della
città, il profondo disagio provocato da Ground Zero e poi il caos di Chinatown
la vivacità di Little Italy, la particolare vocazione artistica di Soho, il
profilo mozzafiato della sky line di Manhattan dal ponte di Brooklyn
all’imbrunire.
Qualche dettaglio
sulla gara, in un articolo che dovrebbe parlare di corsa, sarebbe quantomeno
auspicabile. Quest’anno è stato l’anno della tre partenze ed i commenti su
questa novità di coloro che hanno già corso a New York non sono stati
entusiastici. Personalmente non posso esprimere un giudizio se non il rammarico
di vedere ai vari intermedi i tempi della “prima wave” piuttosto dei miei. Dopo
il freddo sofferto nella zona di partenza e sul leggendario ponte di Verrazzano
ci siamo immersi nel caldo abbraccio della folla di Brooklyn dove abbiamo
finalmente tolto la felpa e siamo riusciti a sfoggiare la magnifica maglietta
creata da Denis appositamente per l’occasione che ci ha regalato l’affetto di
migliaia di tifosi lungo il percorso che si sono sgolati gridando ITALIA, ITALIA
al nostro passaggio.
Trascinati
dall’entusiasmo della folla io e Gianluca abbiamo accelerato il passo portandoci
a ritmi che ci proiettavano attorno alle 3 ore e 45 minuti. Abbiamo lasciato
indietro Michele e Denis ed avevamo già perso Cristiano e Renzo poco dopo il
ponte.
Alla mezza maratona a
causa di un pit-stop tecnico al bagno Gianluca mi abbandona, poco dopo
all’altezza del Qeensboro bridge comincio ad accusare i primi segni della
fatica e nonostante l’ingresso a Manhattan mi regali un bagno di newyorkesi
urlanti soffro durante tutta la first ave al punto che come al solito medito il
ritiro. Rallento il passo e gestisco le forze residue misurando ogni passo. Nel
Bronx sono ormai solo da un pezzo aspetto i crampi da un momento all’altro, ma
invece dei “soliti” polpacci questa volta sono le gambe e le piante dei piedi e
farmi male. Arriva la quinta strada siamo al 35 km e non posso mollare adesso
costeggiando il Central Park avverto stille di dolore ad ogni passo, un
corridore mi vede caracollante e mi invita a proseguire dice di essere di New
York e che quelle maledette “salitelle” di Central Park le ha fatte mille volte
e mi giura che sono finite … era un bugiardo ma che importa! Dopo l’ultima
uscita rientriamo nel parco all’altezza di Columbus Circle mancano 500 mt , o
sono piedi? Non lo so. Non capisco più niente! Vedo il traguardo in lontananza,
riesco persino a dare una sbirciata al cronometro … sono sotto le 4 ore.
Alzo le braccia al
cielo gli ultimi passi sono un misto di gioia e sofferenza, mi commuovo e mentre
qualche lacrima riga le mie guancie lascio che mi mettano la medaglia al collo e
bacio addirittura la ragazza che lo fa … - “good job”, mi dice… good job, good
job Davide, mi ripeto io.
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