lunedì 8 giugno 2009

07/06/2009 :32^ 4 passi per el tajo. Taglio di Po (RO).

Sono giunte ormai a 32 le edizioni di questa bella gara corsa nel cuore del delta tra le strade del comune di Taglio di Po e la meravigliosa Villa Ca' Zen.
Affluenza record, come di consueto, con una folla di podisti grandi e piccini che rendeva la piazza del comune polesano palpitante di vita.

Dopo la pratica iscrizioni cominciamo a "caricare" i nostri piccoli campioni. Pietro, Luca e Camilla, Alessia e Irene e poi Valentina, tutti impegnati nel percorso della mini di 700 o 1500 mt a seconda della fascia di età. Tutti bravi e tutti premiati, come è giusto che sia, con le piccole rivalità che vengono smussate dai genitori i quali sono consapevoli del fatto che purché sia un bene abituarsi ad un pizzico di agonismo e a qualche delusione, è meglio che per ora la corsa sia davvero solo un bel gioco.

Espletato il nostro dovere di genitori ci prendiamo carico di quello di podisti e ci schieriamo dietro il gonfiabile. Io e Denis partiamo un po' indietro e rimaniamo chiusi nella calca della partenza, vedo scappare via Patrizio, Paolo e , più lontano, Mirko e Gianluca. Passata la ressa, scalo la marcia e mi metto a caccia di runner. Dopo 1 km raggiungo e supero Patrizio, poi piano piano arrivo dietro a Paolo e lo incito. Lui che, ad onor del vero, era venuto da Adria con la bicicletta fatica un po' a tenere il mio passo e così lo stacco e mi metto all'inseguimento di Mirko. L'impresa si rivela più complicata del previsto tanto che lo raggiungo solo dopo 5 km nel tratto sterrato che transita per il parco di villa Ca' Zen e sono a corto di ossigeno.

Superata la salitella che riporta sull'argine mi fermo al ristoro per bere e fare qualche passo, rivengo superato da Mirko che, al contrario di me, trova nuova vitalità nel tratto arginale e accelera nei tre chilometri finali. Mi accontento di recuperare qualche altro podista che stancamente si trascina verso il traguardo e nel rettilineo finale accelero ulteriormente gemendo ad ogni respiro come va tanto di moda tra le tenniste.

Chiudo poco sopra i 40 minuti (40.15) correndo 3 secondi al kilometro più piano dello scorso anno (starò mica invecchiando), un risultato incolore per una gara sempre bella ed ottimamente organizzata.

mercoledì 3 giugno 2009

02/06/2009 : 1^ Staffetta AVIS sinistra Po: Castelmassa - S. Maria Maddalena (RO).

La mia predilezione per le prime edizioni ha mietuto un'altra "vittima". Appena Michele mi ha accennato di questa particolarissima staffetta che si sarebbe corsa in questo martedì festivo, ho dato immediatamente la mia disponibilità alla partecipazione nonostante la lontananza e l'ora di partenza mi costringesse all'ennesima levataccia.
Al via si sono presentati 17 staffette composte da 4 atleti, un po'pochine probabilmente a causa dell'affollamento del calendario podistico, ricco di molti altri appuntamenti con più "tradizione" nelle immediate vicinanze. L'organizzazione è stata di prim'ordine: buoni i ristori presenti a tutti i cambi nelle piazze dei pesi toccati dalla gara (tutte chiuse al traffico e presidiate); professionale il servizio di cronometraggio e quello di assistenza medica; bello anche il servizio filmato visibile sul sito della salcus.

La squadra è la ormai collaudatissima "Gang della risata", oltre a me, l'immancabile Denis, Michele e Gianluca; ogni uno incaricato della sua frazione pensata su misura.

Denis parte per la prima frazione, gli tocca la parte più corta (5.5 km), più bella perché corsa a contatto con il resto degli staffettisti, e più carica di responsabilità perché sarà suo il compito di definire la velocità con cui dovremo correre tutti per ottenere un buon piazzamento nella classifica di regolarità vista la levatura della concorrenza in campo.

Al primo cambio parte Michele e mentre io gli grido di tenere i 4'.21", lui sgrana gli occhioni e mi manda, incredulo, velatamente a quel paese. La sua frazione di 8.7 km lo porterà da Calto a Ficarolo mentre noi in macchina cerchiamo un parcheggio ed un posticino tranquillo per ...

Niente da fare! Gianluca, scalpitante, deve affrontare la sua frazione di 13.4 km, la più lunga, senza aver scaricato le zavorre ma nonostante questo sfreccia cercando di mantenere il ritmo costantemente sui 4.30 sino alla zona cambio di Stienta dove aspettavamo tutti impazienti ma impegnati a fotografare i concorrenti che si susseguono negli spettacolari cambi volanti con un tocco di mano.

Finalmente è il mio turno dopo 2 ore di attesa i nervi sono a fior di pelle, sento la responsabilità del "final lap". L'ultima parte di gara è, sulla carta, di 9.6 km. Fatico ad indovinare il ritmo giusto, corro a sensazione, sono solo e cerco di calcolare mentalmente quanti minuti devo impiegare per portare a termine il mio compito. Arrivato in vista di Occhiobello intravedo lontana la concorrente che mi precedeva e noto i kilometri segnati per terra dai podisti locali. Un lap sul mio timex dichiara che corro tra i 4' e 20" al km e i 4'.30" forse un po' troppo forte ma poi so che sul finale rallenterò. Il traguardo mi coglie impreparato, troppo presto, troppo veloce, non capisco!

In realtà credo che i 9.6 kilometri siano stati molti meno e questo abbia falsato non poco risultati e classifiche; tuttavia, per quanto mi riguarda, il nostro 4^ posto nella classifica di regolarità mi soddisfa più per il transito sul palco con la foto di rito, che per il premio in se e poi mi sono davvero divertito e questo, realmente, non ha prezzo.

Ottima la prestazione anche della seconda staffetta del G.P. Avis Taglio di Po composta da Umberto Fabbri, Giuliano "alan" Ferro, il nostro keniano bianco Gabrio ed Adriano Liviero. Oltre ad essere stati più veloci di noi sono risultati secondi nella classifica di regolarità. Premio e foto con le autorità anche per loro!

lunedì 25 maggio 2009

24/05/2009 : 34^ Trofeo Pessinotto: Cona (Fe).

Non potendo essere con i nostri amici a Casalserugo (Pd) a causa di alcuni impegni personali Io e Angelo abbiamo dirottato la nostra attenzione su di una classica, dice Angelo, del podismo ferrarese. I 10 km di Cona(FE) vantano partecipazioni eccellenti , e nonostante domenica scorsa potesse annoverarsi tra le giornate di Maggio più torride del decennio, la partecipazione è stata nutrita e di altissimo livello.
All’appuntamento, nella piazza di Taglio di Po, si è presentato anche Cristiano Caboni e di buona lena il terzetto compostosi si è diretto in quel di Cona.

Arrivati con qualche minuto di anticipo abbiamo ritirato pettorali e pacco “di pasta” gara per poi cambiarci ed andare a scaldarci (!?!) lungo il percorso per godere della vista delle velocissime atlete della gara femminile (5 km). Alle 10 puntualmente tocca a noi e mentre ci sistemiamo dietro la linea di partenza mi accorgo che anche il veronese Giancarlo Barbieri è della partita. Dopo lo sparo il mio Garmin mi tradisce e decide di farmi fare tutta la gara alla “vecchia maniera” impostando il passo più a sensazione che con la consapevolezza della reale velocità a cui sto correndo. Cristiano è partito a 3.10 , 3.15 e già dopo 500 mt non lo vedo più; Angelo è nascosto in un “gruppone” che secondo i miei calcoli viaggia tra i 4.15 e i 4.20; io mi sistemo di fianco al “presidente” Fabbri e tento di tenere il suo passo.

Alla fine del primo dei due giri di 5 km, il caldo comincia a mietere le prime vittime, il gruppo dei 4.15 comincia a perdere pezzi come gli stati di un missile e numerosi podisti si staccano e vengono risucchiati dagli inseguitori.

Mi fermo al ristoro e bevo, anzi no, tracanno una bottiglia d’acqua, poi consapevole che quello che avevo davanti era l’unico tratto all’ombra riparto con un ritmo più sostenuto. Inaspettatamente comincio a superare e nonostante il caldo riesco a mantenere un buon ritmo galvanizzato dai sorpassi che si susseguono e fanno meglio di una bottiglia d’acqua.

Arrivo stremato alla conclusione con un discreto 44.34 (105^ ). Angelo chiude poco prima di me in 43 e rotti (91^) mentre Cristiano “finisce prima” dopo soli 5 km preferendo non compromettere la preparazione forzando inutilmente.

Ritorno a casa allegro e spensierato commentando, come al solito, tempi, condizione e voglia di correre di ciascuno di noi.

lunedì 4 maggio 2009

03/05/2009 : 13^ Correre in Pineta: Porto Viro (RO).

Per una volta niente levataccia, niente chilometri in auto, niente ricerca disperata di un parcheggio o della sistemazione della distribuzione dei pettorali. Se da un lato con queste agevolazioni si perde una parte del piacere della corsa legato a questi eventi, dall'altro l'alzarsi pochi minuti prima della partenza e recarsi sul luogo della competizione a piedi ha i suoi vantaggi.

Quest'anno nel meraviglioso percorso della pineta delle fornaci si è corsa una edizione "perfetta" della Correre in Pineta. Ottimo il meteo che ha bagnato la pineta la sera prima della gara e ci ha regalato il sole la domenica mattina, ottima l'organizzazione del buon Maurizio Preti, grazie alla fattiva collaborazione oltre che del consueto ed insuperabile G.P. Avis Taglio di Po anche dello staff della Polisportiva Murazze, che migliora di anno in anno la qualità dei servizi offerti.

Moltissimi i partecipanti, oltre 300 atleti al via con una nutrita partecipazione del nostro gruppo podistico, si parte alle 9 con i bambini tra i quali parecchi "figli d'arte" tutti bravissimi e tutti premiati. Alle 9 e mezzo spazio ai più grandicelli che si sono misurati con gli 8 (2x4) chilometri di percorso misto (strada, pineta) tanto bello quanto faticoso e "complicato" a causa dei continui cambi di ritmo.

Lo start mi coglie di sorpresa mentre stavo ancora cercando Denis con lo sguardo. Nonostante tutti predichino di moderare la velocità nel primo giro, nessuno accetta passivamente di essere sorpassato e per tutti i primi 4 chilometri faccio a "sportellate" con un gruppetto di podisti con il quale un po'borbottando ed un po'sbuffando mi alterno nel tenere l'andatura. Al secondo giro rompo gli indugi, niente ristoro e lieve aumento dell'andatura, comincio a "raccogliere" podisti esausti lungo la strada, soprattutto in pineta dove sembro (forse perché la conosco come le mie tasche) avere una mezza marcia in più. Denis oramai è sparito e supero Paolo prima dell'ingresso in pineta, gli altri non sono lontanissimi ma davvero non ho più modo di accelerare e cerco di mantenere la mia posizione cercando di non farmi superare da una ragazza che mi "francobolla" da 2 kilometri. La missione non mi riesce, la tizia mi supera e io non riesco a raggiungere Angelo ed Adriano che mi precedono di una cinquantina di metri, anzi verso la fine vengo colto da una sorte di crisi mistica e corro in trance agonistica fino al traguardo che taglio in poco più di 35 minuti.

Alla fine le belle premiazioni nella nuova tensostruttura che racchiude il campo polivalente alla presenza di innumerevoli autorità dello sport e della politica locale.

Menzione d'onore per mia moglie Betty che, per una promessa fatta a Nicoletta moglie di Michele Veronese, ha corso tutti gli 8 km arrivando al traguardo senza mollare mai. Brava! Seconda menzione a tutti i nostri bambini: Pietro (di Denis) Laurenti, Alessia (di Gianluca) Marcati, Nicola (di Michele) Veronese e, perdonate il cuore di papà,soprattutto Camilla (di Davide) Ferrari. Bravi! Terza ed ultima menzione per Valentina Milan, che con questa gara riceve il battesimo podistico ufficiale, con la speranza che questo sano "virus" la contagi e che la porti verso altre belle giornate di sport ed amicizia.

lunedì 27 aprile 2009

26/04/2009 : 4^ Bovolonissima: Bovolone (Vr).

Avevamo un simbolico e piacevole tributo da pagare,una promessa fatta ai ragazzi di Bovolone che ci avevano accompagnato durante l'avventura romana con il testa il bravo Giancarlo Barbieri.
Così messa in piedi non senza patemi la sestina "vincente" formata da me, Gianluca, Michele, Alessio, il presidente Umberto e un redivivo Damiano,con buona pace del grande assente Denis abbiamo deciso di cimentarci anche in questa nuova esperienza: la Bovolonissima, una staffetta a squadre composte da 6 atleti che si alternano in altrettante batterie.

Era dai tempi delle scuole medie (praticamente una vita fa) che non mettevo più le scarpette sul tartan di una pista di atletica e devo dire che la sensazione è stata bellissima.

Ma andiamo con ordine. L'inusuale partenza pomeridiana ha sfasato un po'le classiche routine del pre-gara, quindi niente pranzo ma, consci delle limitate possibilità agonistiche, abbiamo puntato molto sul ristoro post gara e siamo partiti, qualcuno sul furgone di Damiano, qualcuno sulla macchina di Michele alla volta di Bovolone carichi di speranze e vettovaglie.

La manifestazione ci è parsa subito ottimamente organizzata ed i partecipanti di un livello davvero elevato. Appena arrivati ci siamo accomodati su di un tavolo riservato al nostro TEAM che abbiamo prontamente protetto con un paio di ombrelloni che avevamo portato sperando nella clemenza del meteo.

Della gara non c'è molto da dire. Ogni uno di noi ha corso secondo le proprie possibilità ed il proprio "stile di corsa"; chi parte forte e arriva forte, chi parte piano per poi accelerare nel finale, e chi invece alla fine scoppia perché ha dato tutto. Ogni uno dei nostri eroi inanella dagli 11 ai 13 giri sotto una pioggia battente che durante la gara infastidisce relativamente, ma durante le attese, coadiuvata da un forte vento freddo,ha gelato animi e corpi del sestetto delle meraviglie.

Le batterie si sono susseguite veloci e organizzate: doppio controllo alla partenza e due chip per ogni squadra che davano i tempi e le velocità al millesimo di secondo (ho sentito addirittura qualcuno sorteggiato per l'anti doping); classifiche consegnate pressoché in tempo reale dopo ogni frazione da una simpatica ed infreddolita signorina; pasticcini per un pronto recupero di zuccheri.

Alla fine tutti premiati e contenti, calzini offerti dallo SPORT LIFE di Giancarlo, maglia tecnica Adidas dell'Altetica Bovolone e uno scatoloncino di generi di conforto ad ogni componente del gruppo.

Unica nota negativa la lungaggine nella consegna dei premi, cosa tuttavia inevitabile visto che sono stati premiati praticamente tutti e 258 gli atleti presenti qualcuno con più di un premio, che ci ha "costretto" a tornare a casa dopo le nove, stanche e infreddoliti ma felici di aver fatto anche questa particolare esperienza.

lunedì 6 aprile 2009

05/04/2009 : 12^ Maratonina dei DOGI: Dolo (Ve).

Caricati all'inverosimile dalla maiuscola prestazione ottenuta alla maratona di TREVISO, io, Paolo e Denis abbiamo deciso, un po' incoscientemente, di tentare il colpaccio alla maratonina dei Dogi che si correva la domenica successiva con partenza da Fiesso d'Artico.
Nonostante ci avessero quasi tutti sconsigliato ci siamo alzati di buon mattino e una volta recuperato Patrizio, che prepara come al solito questa gara con metodo e dedizione per tentare qui di infrangere il proprio personal best, ci siamo diretti ad Adria per recuperare Paolo ed Alberto, reduce anche quest'ultimo da una eccellente prestazione alla maratona di Roma che gli ha lasciato però ben 2 settimane di tempo per il recupero.

Fortunatamente l'ottimo Paolo aveva come al solito già ritirato i pettorali per tutti (non finirò mai di ringraziarlo) permettendoci di percorrere la strada e cercare il parcheggio in tutta calma.

Un breve riscaldamento con l'orecchio teso ad ascoltare i doloretti di muscoli e tendini che "si lamentano" di averli costretti a correre anche questa domenica dopo aver già sofferto (nel mio caso davvero troppo) la domenica precedente.

Tensione a mille prima dello start, Paolo è in trance agonistica e si eclissa inserendosi tra il gruppo di testa, io, Denis e Patrizio spariamo numeri a caso nel dichiarare la velocità che terremo.

Parto veloce, non mi sembra nemmeno di fare fatica, i miei compagni mi chiedono di rallentare ma io li chiamo con me e li invito a tenere il mio passo. Tutto sembra funzionare bene fino al ristoro del 10 km. Faccio 2 passi sorseggiando un po' d'acqua ma quando ricomincio a correre la testa comincia a girarmi, esce anche il sole che assieme alle 4 gocce di pioggia di qualche minuto prima porta il tasso di umidità a livello di foresta tropicale.

Al tredicesimo sbuffo come una locomotiva, di questo passo posso durare solo un paio di chilometri, scorgo Paolo affaticato quanto me, raccolgo le ultime energie e lo supero ostentando freschezza, forse speravo in qualche droga psicologica, ma quando il fisico dice basta ... non c'è stimolo che tenga. Stringo i denti fino la ristoro del 15^ km. e la mia corsa finisce lì. Cammino per qualche centinaio di metri, mi supera Patrizio, trotterello per un altro chilometro poi di nuovo al passo. Al 17 mi risorpassa Paolo, lo lascio andare ormai cerco solo di arrivare alla fine il meno sconvolto possibile.

Nonostante le lunghe camminate ho accumulato un discreto score nei chilometri precedenti e quando mi accorgo che posso stare sotto l'ora e quaranta, la dignità mi impone di salvare la faccia e, come ai bei tempi, faccio un duemila in progressione degno di chiamarsi tale.

Finirà in 1.38.32 ... il solito tempo insulso realizzato in una gara che comunque mi ha insegnato che ... chi troppo vuole ...

lunedì 30 marzo 2009

6^Maratona di Treviso. 6 piedi che corrono, 6 mani che scrivono.

Denis:

Ho segnato il 29 Marzo nel mio calendario corse, come un appuntamento dal dentista.

La Treviso Marathon è una manifestazione che mi affascina, e pensare di correrla non in perfetta condizione fisica, ha reso angosciante l'attesa del fatidico giorno. A poco sono servite le massacranti ripetute con i pelati Snu (Davide Ferrari) e Rece (Paolo Franzoso). Durante le ultime settimane di allenamento: il mio fisico ed in particolare le mie gambe, hanno sempre dato segnali di stanchezza. Tutt’altro i miei compagni di corsa che, sempre più in forma, hanno alimentato di conseguenza i miei dubbi sulla mia reale forma fisica.

In pratica dopo Reggio ho corso con gambe simili più a quelle di un tavolino che a quelle di un felino. Niente da fare, il 29 marzo mi aspetta il trapano del dentista ...e non è nemmeno prevista l'anestesia locale.

Già ad occhi aperti a causa delle raffiche di vento e pioggia che si abbattono sugli scuri, il trillo della sveglia serve solo a ricordarmi, i 42 km e 195 metri che mi entrano, facendo male, nella testa pur sapendo che li dovrò affrontare tutti per vincere questa gara con me stesso.
Il sole primaverile che c'era stato fino alla settimana prima oggi latitava e mi stavo rassegnando a correre la mia ennesima maratona annacquata.
Sempre indeciso a come vestirmi; dopo circa venti minuti di defilè, cambiamenti e prove d’abito, finalmente mi sono deciso per il completino Mizuno giallo/nero. Poi eseguo le stesse preparazioni di sempre: sistemo la borsa per la gara, calzini maglietta, pantaloncini, biancheria pulita e pomate varie, mentre un SMS di Rece mi avverte che è “l'ora x” dandomi quella punta di buon umore che non guasta mai
Anche quest'anno, ci apprestiamo a vivere l'ennesima avventura che ha inizio in piena notte quando 3 disperati maratoneti ed una fidanzata, si catapultano a Vittorio Veneto per correre la 6^ Treviso Marathon, per provare ancora una volta l'ebbrezza dei 42 km.

La fidanzata di Rece è la paziente Lorenza, che oltre a portarci con la macchina a pochi metri dal via, si incarica di fotografare i tre extraterrestri, di aspettarci a Treviso e di sopportare tutte le nostre paturnie.

Arriviamo verso le sette a Vittorio Veneto che, ancora sotto le coperte, ci accoglie girandosi dall'altra parte.

Scendiamo dalla macchina e subito siamo alla ricerca di un bagno. Nel solito bar tre simpatiche ragazze che, “come i soldati al fronte preparano le munizioni”, stanno accatastando le tazzine per il caffè, e aspettano il momento dell'attacco.. Dopo che ci siamo cambiati, consegniamo le sacche, poi tutti nella nostra gabbia blu.

La Trevisomarathon doveva essere la maratona che fa primavera ! Eccola la primavera, ho pensato la notte della vigilia, caratterizzata dal mal tempo che stavolta non ha per niente scherzato ed ha messo insieme freddo, pioggia e vento. Ha comunque coinvolto i tanti runners che già dalle prime ore del giorno si sono fatti trovare pronti a Vittorio Veneto.

L’unica grande preoccupazione notata nei volti di tutti era il meteo, si sperava che potesse quanto meno migliorare un po' e che ad un certo punto si potesse correre in una situazione più o meno normale...


Paolo:

3 mesi di preparazione, iniziata con il solito spirito di allenamento per una 42 al di sotto delle 4 ore, ma con il passare delle settimane la serietà dei miei allenamenti e dell’alimentazione, mi hanno portato a migliorarmi nelle prestazioni di training fino ad arrivare al test di 30 km dove effettivamente ho tastato con mano la netta evoluzione.

A tre giorni dallo start della Treviso Marathon il mio peso era calato di 6 kg circa e il mio stato di allenamento si poteva definire ottimo visti i miei standard podistici fino ad ora conseguiti.

Con l’avvicinarsi del fatidico 29 marzo 2009, giorno in cui si correva la 6^ Maratona di Treviso, la mia convinzione era sempre più nitida e la mia motivazione era sempre più tangibile.

Sono ancora un novello delle maratone, ne ho corse e terminate 3 finora ma l’emozione che mi ha dato preparare quest’ultima di Treviso è stata tanto particolare che neanche alla mia prima ero così teso ed emozionato nei giorni precedenti. La Morosa ha sopportato questi miei assilli per tutta la preparazione ed è stata sempre accondiscendente cercando di assecondarmi sulle mie vicissitudini podistiche e sui soliti discorsi patetici e sicuramente per lei noiosi; è una virtù che non saprei come ripagare.

Finalmente arriva il giorno fatidico!!!! Già da qualche giorno il meteo prometteva maltempo, ma la speranza bisbigliava “magari la mattinata è solo nuvolosa e non pioverà” anche se comunque ero quasi convinto di correre la mia prima maratona sotto la pioggia.

Sveglia alle 5!!! Sbirciata dalla finestra, piove.

Finalmente partiamo, sempre con Lorenza al mio fianco e andiamo a prelevare gli amici che hanno condiviso le uscite più lunghe e le gare più divertenti e che saranno protagonisti assieme a me: Rich (Denis Laurenti) e Snuciti (Davide Ferrari).

La pioggia è veramente tanta ed insistente e oramai c’è la certezza di correre sotto l’acqua.

L’emozione è tanta, entriamo nelle gabbie di partenza coperti da tutoni bianchi modello RIS di Parma da togliere un minuto prima dello start. Alla pioggia non penso neanche più, “chissenefrega” .

Davide:

Alle 20.43 di sabato 28 Marzo 2009 dal mio cellulare partiva all’indirizzo dei miei compagni di avventura il seguente messaggio : “ Signori, vorrei essere confortato sul motivo per cui domattina dovrei alzarmi alle 4, farmi 100km di macchina per poi mettermi a correre per 42 km sotto una pioggia che si preannuncia ‘abbondante’ … ma chi me lo fa fare?”

Qualcuno di loro mi ha suggerito di rimanere a casa, ma qualcun altro mi ha ricordato che sono un runner e che questo è il destino che mi sono scelto quando ho lasciato che il virus della corsa contagiasse la mia mente, il mio corpo, la mia vita!

Alle 5 e mezzo sono già in piedi. L’ansia non mi ha fatto dormire e nonostante sia la mia undicesima maratona non mi sono ancora abituato alla tensione che mi assale puntualmente prime di ogni gara.

La formazione in campo è quella dell’ultimo test sui 30km fatto a Ferrara: io, Paolo “rece” Franzoso e Denis “Zizza – Richard” Laurenti; ci accompagna con un immenso sacrificio e grande segno d’amore, Lorenza, la fidanzata di Palo, che oltre a portarci con la macchina a pochi metri dal via, si incarica del reportage fotografico, di tornare a prenderci a Treviso e di sopportare le nostre pesantissime e rituali conversazioni da podisti.

La partenza per l’avventura.


Denis:

Ore 9,30: siamo in gabbia: 4000 bipedi seminudi incartati nel domopak sotto una bufera di vento e pioggia, noi in tuta bianca sembriamo i carabinieri dei RIS di Parma .... quando mai si ha l'occasione di vedere una bizzarria del genere.

Ore 9.45: si sente lo sparo, lo speaker ci esalta. Si parte, ma qui, in coda al plotone, siamo ancora fermi. Mi alzo sulle punte per guardare cosa succede davanti.

Vedo lo striscione della partenza, sullo sfondo di un cielo di color grigio scuro.

E’ il nostro turno, foto di Lorenza e via ... corriamo le prime centinaia di metri, più che correre mi sembra di scivolare via ...è l'effetto trainante dell’evento.


Il primo km è piuttosto triste rispetto agli anni precedenti. Il poco pubblico presente sembra avere la voce arrugginita dalla pioggia.

Snu ha le gambe infuocate, io e Rece lo seguiamo rimproverandolo quando aumenta il passo. Il ritmo tenuto nei primi km è leggermente più basso di quello prefissato (4,45/4,50), ma non eccessivamente, la mia è solo paura, conoscendo la tattica "suicida" con cui io e i miei due compagni corriamo le lunghe distanze.


Comincio a prendere il ritmo dal quarto km, quando ormai siamo fuori da Vittorio Veneto e la strada si allarga. Salto il rifornimento del quinto km. Sto bene, la pioggia mi mantiene in temperatura, non ho fame ne sete. Comincio a recuperare 5-10 secondi al km, anche se sento che non sarei in grado di aumentare ancora. Mi impongo di bere al prossimo rifornimento, pur non avendo sete.

Si corre e si procede regolarmente senza nessun disturbo. dopo aver percorso più di 10 km, mi rendo conto che le gambe vanno. Miracolo ... evviva San Gennaro ...oops ...San Tommaso. Una scarica di adrenalina mi spinge davanti a Snu chiamando i miei tigrotti di Mompracem alla carica, all'arrembaggio di quel gruppetto di gambe scalpitanti davanti a noi di una ventina di metri. Rece però mi riporta alla realtà facendomi notare che il mio passo da papera è troppo veloce. Ubbidisco e mi riporto mio malgrado in scia.


Paolo:

Pronti, partenza, VIA!!!!

A passo lento cominciamo ad avviarci per questa nuova impresa cercando di arrivare ad un passo stabilito precedentemente di 4:55 al km.

10° km: siamo ancora assieme tutti e tre, anzi troviamo anche un altro amico palesano UGO. Il passo è perfetto come preventivato nei giorni prima. L’acqua scendeva e non accennava a fermarsi ma sinceramente non dava fastidio, anzi creava un raffreddamento oltre che fisico anche mentale aiutando a farci capire che forse a quei 3500 partenti qualcosa mancava nel cervello. La prima frazione tutto sommato non si po’ certamente commentare anche perché tra una chiacchiera e l’altra 10 km sono volati.

Davide

Alle 8 siamo già pronti a partire, il rituale della vestizione questa volta è più complesso del solito, consapevoli della pioggia che avremo trovato ognuno di noi ha escogitato qualcosa per mantenersi caldo e asciutto nei momenti prima della partenza.

Partiamo, noncuranti della pioggia che già dopo il primo chilometro diventa un ricordo, una specie di rumore di fondo al quale ci si abitua, ci si fa il callo, fino ad ignorarlo. Il primo chilometro è lento ma già dal secondo mettiamo la marcia giusta e fatichiamo a trattenere i cavalli. Mi sento debole, mi gira un po’ la testa ma il movimento della corsa ormai viene automatico ed il cervello pensa a tutto al di fuori di “come correre” . Il nastro, umido, d’asfalto scorre sotto i piedi, i soliti giochi, le solite battute, il bello della corsa in compagnia, tutto questo e non mi accorgo nemmeno che è già arrivato il decimo chilometro … meno di 50 minuti … bravi, penso.

Finalmente la mezza maratona:


Denis:

I primi 21 km con Rece sono stati una favola, sono arrivati in 1.44’, sotto i 5.00 al km, mi sentivo bene, fresco e pieno di energie, ho pensato (ingenuamente, sig!) se continuo così veramente chiudo sotto le 3.30.00, intanto lo Snu ci stacca e vola davanti a noi.

Il passaggio sul Piave, da sempre segna la svolta. Nonostante il brutto tempo c'è un po' di pubblico. L'incitamento, la salitina iniziale e la discesa invitante dopo il ponte di solito manda fuori giri un bel po' di gente, che dopo 20 Km abbastanza piatti accelera un po' troppo, qualcuno già comincia a camminare o a rallentare vistosamente. A questo punto la strada, ampia e diritta si fa noiosa, e dopo l'euforia del Piave, arriva la depressione.

Il vento ed i freddo iniziano a darmi le prime avvisaglie che i problemi peggiori devono ancora arrivare e in modo molto repentino cala il mio ritmo.


Paolo:

20° Km: L’amico Snuciti era già dato per perso dal 15° io e Denis dopo un piccolo pit stop corporale siamo ripartiti mentre Snu si è fermato al ristoro per rifornirsi di cibo vista la blanda colazione. Con Denis ripartiamo e ci diciamo che Snu non poteva essere tanto indietro e che ci avrebbe raggiunti presto.


Davide:

Nonostante la pausa pipì del 5 Km, arrivati al 15^ Denis e Paolo mi chiedono di rifermarsi ; io, che ho la sindrome del cammello e la pipì la faccio una volta sola, tiro dritto pensando di farmi raggiungere al prossimo ristoro. Con rammarico noto che i miei soci non si fanno più vedere e decido di proseguire da solo almeno fino alla mezza maratona che puntualmente arriva dopo soli 103 minuti.

Sbattere contro “il muro”.


Denis:

25° Km: viene meno la freschezza muscolare iniziale, la fatica inizia a farsi sentire, il passo è ancora in spinta ed i movimenti sono ancora ben coordinati, ho però la sensazione di non avere più carburante "buono" nei miei sebatoi.

Attendo con impazienza il momento della crisi. Più o meno al 26esimo mi accorgo di non recuperare più i pacer delle 3.30. Mi sento molto stanco e la strada è ancora tanto lunga.

Eccoci giunti al mitico trentesimo, si aprono le porte dell’inferno, inizia la Via Crucis, si entra nell’essenza della maratona, fin qui è stata abbastanza facile ma d’ora in poi il gioco si fa più duro. Il 30°km è quello più lungo e non finisce mai, quello delle decisioni e delle scelte giuste. I primi 30km si possono fare ma adesso siamo davanti alla professoressa Maratona e vuole vedere se sei veramente pronto per il grande salto. E questa volta non sono pronto! In realtà è il mio fisico che mi chiede di fermarsi.

Al ristoro Rece mi abbandona, sono in piena crisi, il vortice della maratona mi sta risucchiando, la sensazione è quella di non avere più un briciolo di energia e le gambe sembrano degli organi estranei al mio corpo, bisogna però considerare che le stesse sofferenze assalgono anche altri atleti (qualcuno anche in modo più acuto) e come le affrontano e le superano gli altri, lo devo fare anch’io !

Non si può mollare, bisogna convincersene, bisogna concentrarsi e cercare di mantenere il passo, se tenti di divagare con la mente ti ritrovi a camminare senza rendertene conto perché è questo che vuole il tuo fisico.

Dopo questi bei discorsi, sto anche pensando di fermarmi al 35° ... che senso ha procedere così sino alla fine, ma poi non sono nemmeno in classifica, penso. E poi, niente medaglia da portare a mio figlio.

Al 37esimo le gambe cominciano a cedere.

Paolo:

30° Km: poco prima della mezza maratona perdo di vista Denis che mi dice vuole fermarsi a mangiare mentre io con un fugace ristoro proseguo sempre con il mio passo vedendo Ugo ad una cinquantina di metri che come un orologio svizzero prosegue a macinare kilometri. Devo prenderlo. Dopo il 21° la mia testa comincia a pensare che altrettanti chilometri sono tanti, duri e faticosi ed è da lì che comincia la ns. piccola impresa. Per questo voglio raggiungere Ugo; sono solo, non ho compagni con cui scambiare qualche parola per distrarre la mente, magari Ugo mi potrà dare qualche consiglio o qualche parola di conforto vista la sua esperienza di un quarto di secolo da podista. Finalmente subito dopo il ristoro dei 25 lo aggancio, salutandolo e mi affianco a lui che mi chiede subito di Denis e Snuciti. Dopo un paio di km fatti assieme, Ugo mi dice “Ragazzo va pure avanti fa la tua gara”. Non so cosa mi sia scattato in testa a quel punto, forse la convinzione di poter fare veramente il colpaccio (sempre a livello personale s’intende). Non ho accelerato ma ho mantenuto sempre costante il passo che forse stava un po’ calando per la fatica di portarsi dietro scarpe fradice per 30 km e pioggia incessante.

40° Km: dopo il 30 la maratona si fa dare del lei e la pioggia aumenta ancora d’intensità mettendoci in ulteriore difficoltà. La mia mente sta calcolando tempi e strategie per poter realizzare un personal best con i fiocchi. Mancano una decina di km all’arrivo. Mi dico “non sono niente, quante volte fai 10 km in scioltezza senza problemi” ma allo stesso tempo penso all’applicazione del principio di Pareto, nonché al teorema del maratoneta e cioè "l'80% della fatica si fa nel 20% finale del percorso ovvero quando arrivi al 34° km non sei a circa 8km dal traguardo ma hai appena cominciato la Maratona". Per me la Maratona comincia al 21° ma questo teorema posso dire che è sacrosanto. La testa direi che c’è ancora, vorrei addirittura aumentare un po’ il passo per concludere in bellezza ma le gambe fanno veramente fatica, il passo è sempre uguale ma mi sembra di avere un rimorchio da trainare. Sono veramente stanco ma consapevole che sto facendo il mio personal best e che personal best!!


Davide:

Ormai sono rassegnato, questa maratona la correrò da solo con i miei pensieri, penso. Mentre transito sul Piave e la fatica comincia a farsi sentire intravedo qualche centinaio di metri avanti una insolita concentrazione di corridori … sono i pacers delle 3.30! Sento una scarica di adrenalina nelle gambe, scalo la marcia e li raggiungo. E’ la prima volta nella mia vita che corro con loro e una gioia incontenibile mi pervade a tal punto che la mia gara poteva anche finire lì, sarebbe bastato che uno di loro si fermasse e mi mettesse la MIA medaglia al collo.

Non ho molti ricordi dei 10 chilometri corsi con loro. Un ristoro veloce al trentesimo, per non perdere il loro treno, compromette le mie già precarie condizioni fisiche. Sento le loro urla di incitamento che scandiscono i kilometri: 31, 32 … una barzelletta con la quale ridiamo in pochi, 33, 34 … il primo crampo al polpaccio destro, 35 … mi devo fermare al ristoro e poco male se i palloncini se ne andranno e dovrò rinunciare alla loro confortante sensazione di sicurezza a protezione, non riuscirei a tenere quel ritmo per un altro metro. La pausa si fa più lunga del previsto, tremo e non riesco ad aprire la bustina di sali tanto che un po’ la bevo e un po’ la ingoio. Quando riprendo a correre inizia il mio calvario, forse fermarmi non è stata una grande idea, adesso i crampi sono fortissimi e ogni chilometro sembra moltiplicato per tre.

Il gran finale


Denis:

Corricchio fino al Km 39, poi calo, ristoro del Km 40 calo ancora, Km 41 in centro Treviso, sanpietrini viscidi, transenne che mi cadono addosso, vento e pioggia che taglia le gambe. Km 42, un’inferno ! C'è un tempaccio! Perfino le tribune sono deserte.

Comunque sia, la gioia di arrivare alla fine di una maratona é sempre grande e come sempre i miei occhi iniziano a lacrimare...non c'é niente da fare

Taglio il traguardo malamente, ma e’ finita ! Guardo il Garmin e penso che nonostante tutto, il tempo è di poco sotto le 4 ore (3h56’) , ma ora questo e’ relativo. Penso a casa, alla mia famiglia, al tempo rubato a loro e al desiderio di ripagarli da subito, dedicando più tempo a mio figlio Pietro ed alla mia paziente moglie. Un immenso grazie !!
Un grande applauso a tutti i maratoneti che ieri hanno finito la corsa nonostante la fatica, il freddo e la pioggia. Un grande ringraziamento alla gente lungo il percorso, ai volontari e non, che nonostante il tempo inclemente ci hanno aiutato lungo tutto il percorso.

Mi avvio verso il ritiro borse, anche questa maratona è finita. Sento scorrere sul mio corpo le gocce della pioggia che mi ha accompagnato per tutti i 42km.

Unico neo nell’organizzazione, la indirizzerei alla logistica presso lo stadio di Treviso, con i passaggi stretti e con le file che si sono create tra una zona dello stadio all’altra ed un ristoro finale un po’ “misero”.

Gli spogliatoi maschili avevano l'aspetto da Lager. Per metà erano sotto acqua, per l'altra metà erano sovraffollati, decido quindi di cambiarmi nella tenda adibita ai massaggi, trovo il mio mezzo metro quadro in una pozzanghera con del ghiaino che permette di restare a galla. Lo dichiaro territorio di mia esclusiva proprietà gettando il foglio di nylon col quale mi sono coperto all'arrivo.


Paolo:

42° km: Entriamo a Treviso per la parte nel centro storico, al ristoro non mi fermo altrimenti non sarei mai più ripartito, un altro partecipante superandomi mi batte sulla spalla e mi dice “dai andiamo non mollare” ma io non sto mollando, sono costante. Lo so che fare gli ultimi due in progressione è meraviglioso ma non ci riuscivo … forse si, le ultime forze ci sono … noooo, una salita di un centinaio di metri sul ciottolato in pieno centro di Treviso … mi spacca le gambe ma tengo il ritmo ... al 41° km vedo un pazzo che parla ed impreca da solo disperato “ma è Snuciti!!”, ma allora era davanti e non lo sapevo. Provo ad urlargli qualcosa che in realtà era anche un incitamento ed uno sfogo per me, lo supero e riesco a fare l’ultimo km più veloce degli ultimi 18. Se mi fossi fermato per fare l’ultimo kilometro assieme, probabilmente non sarei più ripartito e sarei ancora a Treviso alla fine di quel vicolo infinito.

Rettilineo finale, sprint della disperazione e gli ultimi 100 metri comincio ad esultare come Tardelli dopo il gol alla Germania nel 1982. Lorenza è lì su quel rettilineo assieme a mio nipote Luca, fradici pure loro, li vedo con la coda dell’occhio ma non so se riesco a girarmi per salutarli, sono irrigidito dall’emozione e dalla fatica, taglio il traguardo in 3h32’10”. Immediatamente scoppio in un pianto di sfogo e gioia. E’ la soddisfazione di aver portato a termine questa 42 con un tempo del tutto avverso e con il cronometro appena sopra le tre ore e mezza.

Mi giro vedo che è arrivato Snuciti gli vado incontro consapevole anche del suo personal best e lo abbraccio stringendolo con le ultime forze rimaste.

Sono a pezzi, la pioggia continua a scendere incessantemente e faccio fatica a muovermi, mi viene ancora da piangere e lo faccio, fiero e contento nonostante qualcuno lì fuori possa considerarmi fuori di testa.

Ora il freddo mi sta prendendo dappertutto e sto battendo i denti. Mi sento veramente quasi morire, il ristoro finale quasi non lo facciamo tanto era il freddo e la voglia di mettermi qualcosa di asciutto addosso.

Denis e Ugo concluderanno poco più tardi la loro gara portando a casa sempre un lodevole risultato sotto le 4 ore, che in quelle condizioni è sicuramente un risultato da incorniciare.

Davide:

Ecco il 40 la mia testa mi dice che è finita, medito seriamente di fare gli ultimi due chilometri camminando perché ad ogni passo sento un morso alle gambe. Una ragazza, che avevo superato qualche chilometro prima, mi vede fermo ad imprecare contro i miei polpacci come un pazzo visionario dopo una dose di chissà quale stupefacente, mi prende sottobraccio e mi accompagna per qualche decina di metri, troppo male, urlo e le chiedo di lasciarmi, di continuare la sua corsa per me è finita non ne ho più. 41esimo! Sento le urla di incitamento del pubblico sotto i portici, “grazie, grazie signora … ma non ce la faccio proprio ho i crampi!”, sento un urlo dietro di me: -“Dai Snuuuuuu ‘ndemo!”. E’ Paolo, sembra fresco, sicuramente più pimpante di me, provo a seguirlo ma la caccia dura meno di 10 metri.

Il traguardo è alla fine del rettilineo, non ho nemmeno il coraggio di cercare Lorenza che dovrebbe essere li per fotografarci, foglio solo arrivare, voglio porre fine a questa agonia. In quei 100 metri finali mi hanno superato in tantissimi, a me sembravano un milione tutti in progressione e tutti felici … ancora qualche metro e STOP, l’indice della mano destra preme il fatidico pulsante su forerunner , leggo 3 ore 33 minuti e 32 secondi … è record!

Cerco Paolo voglio complimentarmi con lui, ci troviamo dopo qualche secondo e non ci scambiamo neanche una parola solo un lungo,forte e liberatorio abbraccio. Gli chiedo di Denis mi risponde dicendo che si sono lasciati al ventesimo chilometro e che non sa cosa sia successo; meglio muoversi piove forte e noi doloranti e gelati ci mettiamo alla vana ricerca di un posto asciutto per cambiarci.
                                         
                                              Grazie a …
Denis:

Ah dimenticavo, i miei “Bravi” compagni Snu (PB 3h.33’) e Rece (PB 3h.32’) già sdraiati su due comodi lettini si stanno lasciando piallare…oops…massaggiare le gambe più attratti dalla bellezza della massaggiatrice, che da una reale necessità, credo!!

Alla prossima…Forse !!

Paolo:

La soddisfazione e le emozioni avute in quella splendida giornata difficilmente saranno dimenticate. Grazie a me stesso ma soprattutto grazie a Lorenza che è sempre pronta ad accompagnarmi e supportarmi e subire i soliti discorsi podistici pur di vedermi felice. Dedico a lei questa mia personalissima vittoria. Ti amo.

Davide:

Risparmio ai lettori l’agonia che è seguita, cito come di dovere i volontari che sono rimasti per ore sotto la pioggia qualcuno nell’inutile (oggi) compito di presidiare gli spugnaggi, grazie ai coraggiosi tifosi che nonostante le avversità climatiche ci hanno applaudito chiamandoci “eroi”ed infine un grazie agli amici Denis e Paolo che spesso mi accompagnano rendendo indimenticabili anche giornate come questa!