Non è sicuramente il primo blog che parla di corsa sulla rete. Ma è il mio blog!
Arriva da almeno tre anni i cui ho, più o meno dettagliatamente, raccontato ogni singola gara. In cui ho condiviso con tutti voi ogni singola goccia di sudore, tutti i miei crampi, la mia fatica. Ma anche la gioia, la soddisfazione di arrivare al traguardo o l'ebrezza poetica di un alba tra la nebbia.
Ho raccontato anche grandi storie di amicizia. Quella vera, sanguigna, quella che qualche volta ti mandi a quel paese ma che poi ti cerchi, fatta di condivisione di interessi e di umori.
Questo è quello che cercherò di continuare a fare, affinché leggendo queste righe ognuno di voi possa immaginare che il rumore delle scarpe sull'asfalto di cui sta leggendo sia il rumore delle sue scarpe, che la maschera di fatica dell'amico sorpassato sia quella del suo amico.
Andiamo ragazzi let's Run4Fun!
giovedì 22 dicembre 2011
lunedì 27 settembre 2010
26/09/2010 : 37^ Real. Berlin Marathon. Berlino (D).
Come la prima volta.
Sembra il titolo di un libercolo
pruriginoso che racconta le vicissitudini sessuali di qualche ex adolescente, ma
è esattamente la frase che descrive questa mia maratona in terra
teutonica.
Le ipotesi su come avremmo corso questa
gara berlinese hanno attraversato tutto lo spettro degli umori e delle opinioni
umane. A gennaio quando ci siamo iscritti, si vociferava di una gara veloce,
senza troppi saliscendi e con la possibilità di regalarci il nostro personale
sulla distanza. Poi le vicissitudini di carattere squisitamente medico che ci
hanno colpiti hanno modificato i rispettivi approcci alla gara. Se da un lato
Gianluca e Michele vedevano la loro condizione crescere di giorno in giorno,
dall'altro io, Denis e Cristiano combattevamo a vari livelli contro fasciti,
pubalgie, tendiniti, stiramenti e chi più ne ha più ne metta. Vi risparmio il
tedioso elenco di tutte le "magagne" che ci hanno perseguitato durante tutta
l'estate del 2010, cosa che ci ha ovviamente impedito di allenarci e di
presentarci all'appuntamento con la 37^ Berlin marathon in uno stato di forma
che ci permettesse di aspirare a un qualsiasi risultato cronometrico. Tant'è che
gli obiettivi sono mutati sino ad arrivare, alla vigilia della partenza, ad
aspirare di giungere al traguardo entro il tempo massimo.
Stavolta le famiglie , a differenza della
trasferta newyorchese,ci hanno accompagnato in questa avventura, e devo dire,
che nonostante la faticosissima impresa di mettere d'accordo e far muovere per
le vie e le metropolitane di Berlino, otto adulti (solo fuori), 7 bambini ed un
passeggino, la vacanza è stata davvero gradevolissima. Del resto il gruppo era
di quelli collaudatissmi e gli amici, quelli di mille corse: io (lo Snupo),
Denis (Zizza), Gianluca (Smerd), Michele (Mec) e Cristiano (Bob).
Dopo una settimana di sole la domenica,
come ampiamente previsto, è arrivata la pioggia. La cosa non ha decisamente
aiutato nessuno. Gli organizzatori si sono trovati a gestire quasi 48000 persone
infastidite dall'acqua. Questo ha significato che tutti hanno tardato a
consegnare le sacche per cercare di rimanere coperti il più a lungo possibile,
creando così un enorme ingorgo a ridosso dell'ora limite per la consegna,
ingorgo che si è protratto per tutte le operazione di ingabbiamento tanto che
alle 9,quando la gara è partita, noi eravamo ancora nel bosco cercando di capire
che cosa stava succedendo intorno a noi.
Il quintetto si divide pochi metri dopo
lo start. Gianluca e Michele se ne vanno, forti della loro preparazione, mentre
io, Cristiano e Denis proseguiamo al piccolo trotto cercando di convincere il
Bobone a non mollarci alla mezza come da lui preventivato.
I km passano veloci e, grazie al passo da
processione, senza troppa fatica. Riusciamo anche a godere di qualche
interessante scorcio berlinese: chiese, viali,la vecchia Berlino Est con i suoi
palazzoni tutti egualmente essenziali ed anonimi.
Alla mezza puntuale come un orologio
svizzero, il "Bob" punta una entrata della metropolitana e con un cenno ci
lascia al nostro destino.
Faccio di tutto per tentare di non
sentire dolori e fatica, intavolo con Denis conversazioni improbabili
commentando le andature degli altri podisti ed il posteriore delle numerosissime
ragazze presenti. Ci distraiamo cullati dalle numerosissime band che ci regalano
un lungo e variegato tappeto musicale con il quale e "sul" quale idealmente
corriamo mentre i minuti passano inesorabili.
Poi, l'evento che non ti aspetti! Al 37°
km dopo aver trangugiato l'ultima "cartuccia", il mio socio ha un cedimento. La
faccia impallidisce, il passo si fa pesante pensino da guardare. Guardo il
cronometro, non abbiamo molto tempo per fermarci senza superare quel "piccolo"
traguardo delle 5 ore di gara che era via via maturato durante tutti i
chilometri precedenti. Decidiamo! Lo accompagno fino al 40°, per l'ultima foto
che ritualmente abbiamo fatto ogni 5km da quanto Cristiano ci ha lasciati, poi
provo ad andarmene ed inseguire la fatidica barriera.
Sono 2 km bellissimi, che mi tolgono di
dosso tutti gli altri 40 percorsi con una scarica di adrenalina lunga 10 minuti.
Mi chiama mia moglie che è venuta a vedermi, assieme alla moglie di Denis,
nonostante la pioggia e quasi ha un sobbalzo di incredulità quando mi vede
passare in mezzo al fiume dei podisti. Mi chiama persino Michele che, già
cambiato, vorrebbe fare le foto del nostro arrivo, ma è troppo tardi.
Un nodo in gola mi prende quando transito
sotto la leggendaria Porta di Brandeburgo poi e solo gioia incontenibile sino al
traguardo per avere portato a termine, anche stavolta, questa meravigliosa
avventura.
Grazie a tutti.
lunedì 30 agosto 2010
29/08/2010: 2^ Non solo Sport Race 2010 Padova(PD).
Facendo un rapidissimo calcolo mi accorgo
che sono passati 6,dico 6, mesi dall'ultima competizione che mi ha visto
protagonista. Nonostante non mi senta per niente a posto ho voluto con tutte le
mie forze partecipare a questa "sgambata" tra le vie patavine più per un gesto
scaramantico che per una reale possibilità di farlo.
Quest'anno, si cambia giro a Padova.
Partenza ed arrivo in Prato della Valle, causano qualche mal di testa eccessivo
a noi di "fuori città", costringendoci a fare qualche "simpatica" manovra da
ritiro patente. La formazione in campo vedeva oltre ai soliti noti (io, Denis
Zizzagna e Gianluca), la partecipazione straordinaria di Filippo ed Enrico
"Quaron", alla prima esperienza in terra padovana.
Una volta parcheggiate le auto, dopo
mille peripezie di cui vi risparmio la cronaca,passiamo a ritirare chip e
maglietta lasciando come contropartita una offerta di 5€ che andrà devoluta alla
"Città della Speranza" di Padova. La tensione è palpabile negli sguardi dei
neofiti, mentre io assaporo, con il pigio del malato in crisi di astinenza, i
divertenti e goliardici attimi del pre-gara e torno a comprendere, in quel
mentre, il motivo che mi spinge a continuare a correre con questa banda di
matti.
Uno sparo ci lancia per le vie della
città. Il percorso è nuovo, si perdono quindi tutti i riferimenti del passato,
ma ci lasciamo trasportare volentieri dall'enorme serpentone bianco che dilaga.
Partiti dal fondo, con tutta l'intenzione di tapasciare per le vie del centro,
mi accorgo che nessuno di noi (come al solito) vuole lasciare andare via l'altro
e tra un sorpasso e l'altro tentiamo di non perderci di vista. L'andatura
comincia a scendere sotto i 5'/km lentamente perdiamo Filippo che ci fa cenno di
proseguire, il mio corpo ha dimenticato come si fa a correre e ogni volta che mi
ritrovo a sbuffare controllo il mio Gramin che mi conferma che la frequenza
cardiaca è quella di un novellino. "Pazienza",penso, "dove non arriva il fisico
lo Snupo ci mette la testa".
Arrivo in volata cercando, inutilmente,
di riprendere Gianluca che, un paio di chilometri prima, ha allungato il passo.
Nel vano tentativo di seguire lo Smerd lascio qualche secondo indietro Denis ed
Enrico, autori di una splendida prestazione ed in costante ripresa il primo e
miglioramento il secondo. Dopo soli tre minuti Filippo ci raggiunge, provato ma
felice.
Le solite foto di rito per ricordare
questa magnifica avventura che la Non Solo Sport Race ci regala ogni anno tra le
vie di Padova, poi, dopo una improbabile doccia di fortuna utilizzando delle
bottiglie di acqua, ci dirigiamo avventurosamente verso una pizzeria per
placare la fame che pretende il suo tributo ... ma questa è un'altra storia.
lunedì 1 marzo 2010
28/02/2010: 36^ Roma Ostia. Roma (RM).
E’ domenica sera, dopo aver
cenato, crollo esausto sul letto e spengo la luce.
Ma facciamo un passo indietro, anzi
diversi passi indietro. Più precisamente quanti ne occorrono per visitare a
piedi Roma in lungo ed in largo e correre un mezza maratona da Roma – Eur a
Ostia Lido.
Ore 3.15 di Venerdì mattino, dopo
una notte agitatissima per paura di non riuscire a svegliarmi, al suono
dell’Iphone mi catapulto giù dal letto, dato che se avessi indugiato un solo
instane in più probabilmente non sarei più riuscito a trovare il coraggio di
alzarmi.
Il paese dorme ancora, solo qualche
irriducibile del venerdì sera si attarda per le vie illuminate. Passo da
Gianluca con un insolito anticipo di 10 minuti, pochi ma abbastanza per
innescare quello che diverrà il tormentone di tutta la nostra “vacanza”
romana.
Alle cinque meno un quarto siamo
puntualmente la casello di Villamarzana, il pullman con i “ragazzi” di Bovolone
capitanati da Giancarlo Barbieri arriva e ci raccoglie. Il viaggio senza Denis
“Zizza” non è la stessa cosa ma approfittiamo, tutti, per concederci una
corroborante dormita fino alla prima sosta in autogrill.
Arrivati a destinazione passiamo
subito all’expo, che quest’anno è allestito anch’esso in zona EUR e ci permette
di arrivare sul posto con una discreta facilità. Dopo aver ritirato pettorale,
maglietta e sacca per gli indumenti inizia il calvario dello “Smerd” che si era
accorto di aver dimenticato a casa il portafogli.
Se per il ritiro del pettorale
abbiamo ovviato alla sua mancanza di documenti grazie alla mia lungimiranza, ad
alcuni piccoli espedienti ed al alcune decine di firme che uno zelante addetto
alla consegna dei pettorali mi ha costretto a fare, con le quali è probabile mi
sia assunto anche la responsabilità della fame nel mondo e del terremoto ad
Haiti – il peggio è arrivato nella zona expo dove catturato dagli stand più
disparati come Ulisse dal canto delle sirene, il Gian ha dovuto trattenersi e
soffrire le pene dell’inferno per rinunciando ad acquistare ogni ben di dio gli
venisse proposto.
Una volta espletate le formalità
podistiche, ci siamo concessi una doccia veloce, abbiamo indossato i panni dei
turisti e ci siamo avventurati in un tour de force per le vie romane. Abbiamo
visto tutto! Passando con estrema disinvoltura delle antiche vestigia
dell’impero romano, ai negozi più IN; dall’incanto della cita dell’altare della
patria, al fascino del marketing orientale in via del corso; dalla maestosità
della scalinata di trinità dei monti, alle turiste che ci stavano sedute sopra.
Abbiamo ammirato con la medesima meraviglia le spoglie di Raffello Sanzio al
Pantheon e il prosciutto della valle del Tevere esposto nella salumeria di
fronte, la stessa estasiata reazione per le fontane del Bernini di Piazza Navona
che per i saltimbanchi che allietavano i turisti presenti.
Dopo una cena, che del pasto pre –
gara non aveva nemmeno la più pallida sembianza, a base di spaghetti cacio e
pepe, scamorza affumicata con prosciutto e mozzarella di bufala, il tutto
annaffiato da un ottimo Montepulciano d’Abruzzo, ci siamo trascinati (con lo
stomaco asfaltato) verso l’hotel per dare il meritato riposo alle stanche
membra.
Arriva inesorabile la sveglia
mattutina, dovremmo anche correre, è per questo che siamo venuti a
Roma.
Colazione veloce, consegna delle
borse al pullman che le porterà ad Ostia, ultimi accorgimenti e breve briefing
su come vestici e poi lentamente ci portiamo alla partenza.
Lo start di quest’anno viene dato in
tre ondate (NYCM style), per permettere a tutti di correre anche nei primi
chilometri che notoriamente costringevano quelli che partono indietro come noi a
parecchi minuti di “processione” . Gian è visibilmente provato dal giorno
precedente, io ho gli occhi che mi bruciano un po’ e la lingua felpata ma
nessuno dei due ha intenzione di fare la gara della propria vita e decidiamo di
impostare una tattica attendista piazzandoci dietro le bandierine dell’ 1:40
fino al 10 km. 
Una volta superata la “barriera”
della grande salita del Presidente che dal km 6 porta alla fine del 7^, sulle
ali della conseguente discesa provo ad accelerare per lasciare indietro i
pacers, Gian mi segue ed al ristoro dei 10 km mi sorpassa mentre io mi fermo a
bere.
Rimaniamo insieme ancora per qualche
chilometro poi nonostante le mie esortazioni mi lascia andare avanti tenendomi
d’occhio. Libero le ultime energie residue dato che , forte dell’esperienza
dello scorso anno, so che gli ultimi 2 chilometri saranno durissimi e cerco di
dare il massimo sul lungomare di Ostia. Inanello un paio di 4.15 ma al giro di
boa la mano invisibile del vento mi blocca praticamente sul posto rendendo
quell’ultimo 2000 un vero interminabile calvario.
Finisco in 1h.37’.49” , qualche
secondo meglio dello scorso anno, un tempo che mi lascia pienamente soddisfatto
considerando la condizione con cui mi ero presentato all’appuntamento e la
movida romana vissuta il giorno prima . Gianluca arriva di li a poco, lo cerco
con lo sguardo, avvolto in un telo dorato che mi protegge dal gelido vento che
sferza i podisti stremati.
Torniamo verso casa dopo una doccia
veloce in albergo, commentando le prestazioni dei bravissimi atleti veronesi che
ci hanno accompagnato in questa avventura nella città eterna e arriviamo a casa
per l’ora di cena quasi senza accorgercene …
E’ domenica sera, dopo aver cenato,
crollo esausto sul letto e spengo la luce.
lunedì 11 gennaio 2010
10/01/2010: 26^ Maratonina d'inverno. S. Bartolomeo in Bosco (FE).
Quello di San Bartolomeo è il primo
vero test impegnativo dell’anno. Il termometro per misurare cosa è rimasto nelle
gambe dell’anno passato.
Archiviato questo contrastato 2009,
che ha alternato le gioie di prestazioni di tutto rispetto ai dolori di
dannatissimi fastidi fisici, decido di aprire il nuovo anno con questa mezza
maratona alla quale i componenti del G.P. AVIS taglio di PO non mancano di
partecipare in forze tutti gli anni.
C’è anche Cristiano (Bob) Curri,
che ad un anno esatto dal suo “ritiro” dovuto ad un’ernia che è esplosa proprio
al termine della passata edizione della maratonina d’inverno, ha deciso di
ricominciare proprio da qui nonostante la preparazione sommaria e l’eterna
voglia di poltrire a letto la domenica mattina.
La giornata promette bene. Dopo una
settimana di pioggia continua finalmente uno spiraglio di sole si apre
all’orizzonte, nonostante questo un freddo pungente ci costringe a meditare
(come al solito) sull’abbigliamento da indossare. Si vede di tutto addosso ai
podisti, dal pantaloncino corto al passamontagna integrale modello Hannibal
Lecter. Io opto per un ciclista a ¾ di gamba ed una maglia a maniche lunghe che
in teoria dovrebbe rappresentare un buon compromesso.
Troviamo Michele che ci consegna i
pettorali ritirati per tutto il G.P. Avis Taglio di Po (alla fine saremo 10^
nella speciale classifica dei gruppi più numerosi) e con lui ci rifugiamo in un
bar per cercare di sopportare il freddo pungente del mattino. Dopo il caffè
scatta l’operazione svestizione e riscaldamento; io e Cristiano rimaniamo in
macchina il più a lungo possibile, ma un po’ di riscaldamento bisogna pur farlo
e allora a denti stretti cominciamo a corricchiare prima dello
start.
Siamo quasi in 500 a superare la
linea dello start dopo lo sparo, non so ancora a che ritmo correre e per il
primo chilometro tengo il piede in 2 scarpe cercando di fare da collante tra
Cristiano che, rientrante, si attesta sui 5 minuti al km e Michele che con Mirko
scalpita verso i 4’.40”/km. Alla fine abbandonerò il Bob che praticamente mi
caccia via in malo modo e mi chiede di fare la mia corsa non curandomi di
lui.
Il mio programma è di tenere questa
andatura fino al decimo chilometro per poi capire come procedere. Michele e
Mirko mi staccano forzando il passo già dal 5 km e fatico a non cadere nella
trappola di seguirli, li osservo allontanarsi ma li tengo monitorati nei lunghi
rettilinei della campagna ferrarese.
Al decimo il primo test. Provo a
spingere e avvicinarmi ai 4.30 /km e mi sembra di non risentire troppo, la paura
di fare la fine dell’anno precedente, riducendomi a trascinarmi dal 15 in poi in
preda ai crampi, mi fa saggiamente rallentare. Al 15 un fugace ristoro, una
bustina di Gel e un deciso cambio di marcia. Inizia una rimonta epica che
rimarrà nella mia memoria come uno dei momenti più belli della mia carriera di
runner. Non si contano le persone che lascio dietro e temo di esplodere da un
momento all’altro, pensando di avere cominciato l’affondo troppo presto.
Inanello una serie di chilometri sotto il 4.30, le gambe girano ed il fiato
tiene, punto la sagoma di Mirko che vedo in lieve difficoltà a qualche centinaio
di metri da me e riesco a superarlo a 500 mt. dal traguardo.
Chiudo questa bella domenica
d’inverno con una prestazione che, nonostante non sia stata crono metricamente
rilevante (1.39.30), mi ha lasciato pienamente soddisfatto e mi ha fatto capire
che devo imparare a gestire più spesso le gare con oculatezza ( Michele,
docet).
Mentre gusto un bel piatto di
maccheroncini fumanti incontro tutti gli altri podisti e mi informo sulle loro
prestazioni. Sono stati tutti bravissimi! Complimenti a Paolo “rece” Franzoso
che fissa l’ennesimo P.B. sulla distanza con un bellissimo 1h.34’ e rotti, a
Claudio che dopo un sofferto 2009 è tornato alla grande fermando il cronometro a
1h e mezza.
mercoledì 9 dicembre 2009
08/12/2009: 8^ CORSA DELL'IMMACOLATA: ADRIA (RO).
Mi rendo conto di quanto passi veloce il
tempo quando mi accingo a scrivere un commento di una gara già corsa in
precedenza e, questa dell'immacolata di Adria, è senza ombra di dubbio una di
quelle che ha segnato la mia seppur breve carriera di runner. A parte il numero
di partecipazioni, l'affetto che provo per questa gara è legato soprattutto al
momento storico a cui sono legate: fu la mia seconda gara in assoluto nel 2004
ed è sempre arrivata a concludere,podisticamente parlando, anni meravigliosi.
Così quando il buon Michele mi ha chiesto di partecipare all'edizione del 2009,
nonostante la mia gamba destra continui a darmi problemi di ogni tipo e le
condizioni meteorologiche urlassero a squarciagola di rimanere sotto le coperte,
non ho potuto dire no.
L'alzataccia è stata relativa, il tempo
davvero avrebbe fatto desistere chiunque ma l'impegno oramai è preso e quindi
eccoci poco dopo le 9 smontare in tuta fretta dalla macchina per scivolare verso
il punto di iscrizione (fortunatamente al coperto) per espletare le formalità
pre-gara.
Dopo un breve riscaldamento, considerando
ogni 2 secondi come fosse da incoscienti mettersi a correre con quelle
condizioni atmosferiche, arrivano le dieci meno un quarto e lo starter ci invita
a rompere gli indugi e a dare ilo meglio di noi.
Parto chiacchierando, cercando di
indovinare il ritmo giusto visto che oramai non faccio competizioni vere e
propria da almeno 2 mesi. Mi assesto ad una velocità che mi permette di
controllare la respirazione e di valutare come gestire il secondo dei due giri
da 5.5 km previsti.
Al primo giro di boa accolgo sorridendo
il "vai Snupo" di Paolo Franzoso, che oggi veste i panni di organizzatore e non
è con noi a soffrire nel pantano degli sterrati adriesi. Mi accorgo che Michele
avanza inesorabilmente (cosa che mi aspettavo) ma decido di vedere cara la pelle
e provo ad accelerare. Il ritmo che ne risulta è decisamente troppo alto e dopo
pochi chilometri sbuffo come un locomotore e perdo lucidità nell'azione di
corsa. Nonostante io abbia rimontato più di qualche podista il sorpasso del
"Mec" arriva inevitabile come le tasse a meno di due chilometri dall'arrivo, non
provo nemmeno a tenere il suo passo ma cerco almeno di non gettare la spugna
(anche se la tentazione è fortissima) e di non lasciare che si allontani troppo.
Chiudo letteralmente ansimante con una media di 4':28"/km, che mi fa ben sperare
sulla mia fase di recupero anche se la mia "amica" pubalgia, con la quale
convivo oramai da 4 mesi, non ne vuole sapere di andarsene.
Dopo la gara un faticoso, ma doveroso,
cambio di abiti TOTALE ed un veloce ristoro per poi ritirare il pacco gara e la
coppa per il G.P. Avis taglio di Po, classificatosi al 4^ posto come numero di
partecipanti.
lunedì 23 novembre 2009
22 Novembre 2009: XXIII Marcia di S.Andrea. Anguillara (RO).
Sono passati 3 anni dall'ultima volta che
ho corso la marcia di S.Andrea e nonostante tutto il ricordo è rimasto nitido
nella mia memoria. Ricordavo ampi spazi, argini e campi, ristori ruspanti ed una
moltitudine eterogenea di podisti. Tutti quei ricordi si sono rimaterializzati
domenica 22 novembre quando, accompagnato da Michele,Ugo,Alessio, il presidente
ed Augusto, ho rinunciato all'agoniato riposo domenicale per essere presente al
via (un po' sui generis dato che la corsa è una non competitiva)di questa
meravigliosa scampagnata novembrina.
Nonostante poco dopo le 8 fossimo già a
destinazione il fiume umano di amatori inondava già le strade di Anguillara. Una
volata fino all'ombrellone dedicato alle iscrizioni, le foto di rito e poi una
inusuale partenza alla spicciolata tipica però di queste manifestazioni non
competitive.
Ci ritroviamo io e Michele ad affrontare
il percorso più lungo (22 km) e decidiamo di farlo in perfetto spirito NON
competitivo, che significa passo rilassato fermate ai ristori ed una lunga
chiacchierata sui alcuni temi di interesse comune. Il percorso ha senza dubbio
favorito il clima rilassato e nonostante i miei ultimi chilometri siano stati
una lenta agonia abbiamo terminato la camminata con una media oraria quasi
accettabile.
Alla fine oltre al consueto the caldo mi
sono concesso,alla faccia della dieta, un piatto di gnocchi, un panino al salame
ed un bicchieretto di rosso! Cosa voglio di più dalla vita?
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